giovedì, 13 Giugno, 2024
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Svolta nell’agrivoltaico italiano

Il recente decreto firmato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, il 21 dicembre 2023, e pubblicato ufficialmente mercoledì (13 febbraio) sul sito del dicastero, segna un punto di svolta per il settore agrivoltaico in Italia.

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Attraverso un processo iniziato ad aprile 2023 e conclusosi con l’approvazione della Commissione Europea, il decreto mira a incentivare la diffusione dell’agrivoltaico utilizzando fondi del PNRR e nazionali, con l’obiettivo di installare almeno 1,04 Gigawatt di impianti entro il 2026.

Questo impegno sottolinea l’importanza di combinare la produzione agricola con quella di energia rinnovabile per aumentare la sostenibilità e ridurre i costi di produzione, offrendo nuove opportunità agli imprenditori agricoli e alle associazioni temporanee di imprese.

Le specifiche tecniche richieste per gli impianti riflettono l’attenzione verso la sostenibilità ambientale e l’integrazione con l’agricoltura.

Facciamoci raccontare dal nostro esperto dott. Roberto Accossu, presidente regionale dell’ADAF (Associazione dottori in agraria e forestali) della Sardegna e vicepresidente nazionale della FIDAF (Federazione italiana Dottori in scienze agrarie e forestali), in cosa consiste questo decreto.

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Quali obiettivi e impatti prevede che il decreto sull’agrivoltaico avrà sul settore agricolo nazionale?

Dopo un lungo iter procedurale il 21 dicembre 2023, il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto, ha firmato il decreto che incentiva la diffusione dell’agrivoltaico avvalendosi dei fondi del PNRR.

Un percorso iniziato il 14 aprile del 2023 con l’invio alla Commissione europea del decreto sull’agrivoltaico, proseguito con l’approvazione in data 10 novembre 2023, da parte della Commissione Europea e conclusosi il 21 dicembre 2023 con la firma del Ministro sul decreto finale che entrerà in vigore il 14 febbraio 2024.

Il piano di incentivi per il settore agrivoltaico approvato dalla Commissione ammonta a circa 1,7 miliardi di Euro, finanziato in parte con fondi del PNRR, circa 1,1 miliardi di Euro, la parte restante con fondi nazionali.

L’obiettivo è quello di installare almeno 1,04 gigawatt di impianti agrivoltaici avanzati entro il 30 giugno del 2026, con una produzione di energia elettrica di almeno 1300 GWh/anno. La realizzazione e diffusione degli impianti agrivoltaici è incentivata dai fondi del PNRR che prevedono un contributo in conto capitale del 40%.

Gli incentivi si fermano qui?

Oltre al contributo in conto capitale per la realizzazione dell’impianto agrivoltaico è prevista anche una tariffa incentivante, per una durata di venti anni, differenziata sulla base dei diversi livelli di insolazione in base alla zona geografica, sulla produzione dell’energia elettrica netta immessa in rete.

Cosa rappresenta questo decreto per il comparto agricolo italiano?

Per l’agricoltura italiana l’approvazione del decreto sugli impianti agrivoltaici rappresenta una sfida e un’occasione unica per aumentare la sostenibilità ambientale delle produzioni e nel contempo ridurre i costi di produzione all’interno delle aziende agricole.

Il decreto prevede, al fine di favorire il maggior accesso possibile agli imprenditori agricoli, come definiti dall’articolo 2135 del codice civile, di destinare alle sole aziende agricole, un contingente di 300 MW a impianti agrivoltaici con una potenza massima di 1 MW.

I restanti 740 MW sono destinati alle associazioni temporanee di imprese che includono nella struttura societaria, almeno un imprenditore agricolo, come definito dall’articolo 2135 del codice civile, che accedono ai meccanismi incentivanti tramite la partecipazione a procedure competitive per impianti di qualsiasi potenza.

Occorre sottolineare che gli imprenditori agricoli non sono soggetti all’obbligo della riduzione percentuale sulla tariffa incentivante al quale sono sottoposte invece le associazioni temporanee di imprese. La riduzione non può essere inferiore al 2% della tariffa di riferimento.

Ci può descrivere l’iter procedurale?

La durata delle procedure (bando) sarà di sessanta giorni mentre, mentre le graduatorie verranno pubblicate entro i novanta giorni successivi alla chiusura del bando.

Il decreto riporta in modo puntuale la tempistica dell’entrata in esercizio degli impianti agrivoltaici, che devono entrare in esercizio entro i diciotto mesi dalla data di comunicazione dell’esito della procedura e comunque non oltre il 30 giugno 2026. Entro i 30 giorni successivi all’entrata in esercizio deve essere data comunicazione al GSE.

Per poter accedere agli incentivi previsti per gli impianti agrivoltaici è necessario partecipare a delle procedure pubbliche, distinte in registri e aste, bandite dal Gestore dei Servizi Energetici nelle quali vengono messe a disposizione i contingenti di potenza prefissati.

Il mancato rispetto dei termini sull’entrata in esercizio dell’impianto agrivoltaico prevede delle decurtazioni progressive sulla tariffa incentivante, che possono arrivare anche alla revoca dei contributi.

È importante sottolineare che gli impianti agrivoltaici incentivati dai fondi del PNRR devono possedere delle caratteristiche tecniche ben definite, che consentano di monitorare l’attività agricola sottostante i pannelli e valutare il nuovo microclima creatosi, il risparmio idrico eventualmente prodotto dalla copertura sopra le coltivazioni, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per le diverse coltivazioni.

Le caratteristiche progettuali e costruttive del sistema agrivoltaico:

  • Superficie minima destinata all’attività agricola
    La superficie minima destinata all’attività agricola deve essere pari almeno al 70% della superficie totale del sistema agrivoltaico (Stot): 𝑆𝑎𝑔𝑟𝑖𝑐𝑜𝑙𝑎 ≥ 0,7 ∙ 𝑆𝑡𝑜𝑡
  • Soluzioni costruttive integrate innovative
    L’altezza minima dei moduli dell’impianto agrivoltaico avanzato rispetto al suolo deve consentire la continuità delle attività agricole e/o zootecniche anche sotto ai moduli fotovoltaici e rispettare i valori minimi sotto riportati:
    – 1,3 metri nel caso di attività zootecnica;
    – 2,1 metri nel caso di attività colturale;
  • Producibilità elettrica minima
    La produzione elettrica specifica dell’impianto agrivoltaico avanzato (FVagri) non è inferiore al 60 % della producibilità elettrica di un impianto fotovoltaico di riferimento (FVstandard): 𝐹𝑉𝑎𝑔𝑟𝑖 ≥ 0,6 ∙ 𝐹𝑉𝑠𝑡𝑎𝑛𝑑𝑎𝑟𝑑
  • Requisiti di esercizio del sistema agrivoltaico
    Continuità dell’attività agricola e pastorale sul terreno oggetto dell’intervento

In conclusione, quali scenari dovremo aspettarci?

La realizzazione degli impianti agrivoltaici rappresenta una sfida, sia per gli imprenditori agricoli che si trovano a dover reimpostare le proprie tecniche di coltivazione sotto i panelli fotovoltaici, su superfici molto estese, sia per l’industria fotovoltaica, che deve prendere in considerazione, non solo la produzione di energia elettrica, ma anche nuovi parametri tecnici dei pannelli di fondamentale importanza per la coltivazione agricola sottostante quali: la luminosità, l’umidità, la temperatura ecc.

Al termine della fase sperimentale, 30 giugno 2026, sarà possibile valutare se i nuovi impianti agrivoltaici possono coesistere con le principali attività agricole e/o zootecniche, aumentandone la sostenibilità ambientale, con un aumento della fertilità dei terreni e, contestualmente, salvaguardando la redditività delle imprese agricole.

Fonte dell'articoloeuractiv.it
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