mercoledì, 5 Ottobre, 2022
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Ortofrutta, primo semestre nero per l’export italiano

L’export ortofrutticolo italiano continua a risentire dei contraccolpi economici della guerra, della crisi energetica e del rallentamento del commercio internazionale.

Il primo semestre dell’anno – secondo l’elaborazione di Fruitimprese su dati Istat – continua a marcare una netta inversione di tendenza rispetto all’analogo periodo del 2021, anno record per le esportazioni italiane di ortofrutta con un valore superiore ai 5,2 miliardi di euro (+8,3% sull’anno precedente) e un saldo della bilancia commerciale positivo per oltre un miliardo di euro.

Nei primi sei mesi del 2022 l’export conferma un netto calo: -3,8% in valore e -6,8% in volume. Segni negativi un po’ per tutti i comparti con particolare riferimento alla frutta fresca (-7,68%) e agli agrumi (-15,2%).

In forte crescita le importazioni con incrementi a valore quasi tutti a doppia cifra: agrumi (+38,6%), legumi-ortaggi (+32,8%), frutta fresca (+9,5%), frutta secca (+25%). Le quantità importate (oltre 2 milioni di t) superano ampiamente l’export (1,7 milioni di t). E il saldo commerciale subisce addirittura un tracollo: dai 635 milioni dei primi sei mesi del 2021 ai 115 milioni del primo semestre 2022 (-81,9%).

Analizzando i principali prodotti del nostro export in caduta libera le pere (-60,5%) mentre mele (500 milioni di euro) e kiwi (283,5 milioni) si confermano i prodotti più esportati. I prodotti più importati sono banane, ananas e avocado mentre i pomodori diventano il secondo prodotto più importato (dopo le banane) con un valore di circa 97 milioni di euro e una crescita che sfiora l’80%.

Salvi, Fruitimprese: „Settore sempre meno competitivo”

Commentando i dati il presidente di Fruitimprese Marco Salvi prende atto di una situazione, purtroppo ampiamente preventivata, che vede le aziende del settore ridurre l’attività sia nel mercato interno che in quello di esportazione, a causa di una perdita progressiva di competitività dovuta alla crisi che sta investendo le economie occidentali.

«Se dal lato delle importazioni le imprese italiane confermano la loro vitalità e capacità di cogliere le occasioni che il mercato offre, fungendo sempre più anche da hub logistico per il resto d’Europa, come conferma la crescita costante dell’export dei prodotti tropicali – dice Salvi – il nostro Paese rischia di perdere il primato nella produzione e nell’export di molti prodotti».

Fruitimprese ha lanciato il grido di allarme sui costi a dicembre 2021, quando le ostilità in Ucraina assumevano ancora la forma di minacce, ma l’onda dei rincari stava già montando.

«Oggi la situazione è divenuta insostenibile – lamenta Salvi – e senza una presa di coscienza da parte di chi i prezzi li stabilisce (nonostante la recente normativa sulle pratiche sleali), porterà a un drammatico ridimensionamento del settore con cadute pesantissime in termini di posti di lavoro nel settore ortofrutticolo e nel suo importante indotto».

«I produttori e le aziende agricole e commerciali, che finora hanno garantito le forniture dei prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati – continua Salvi – non possono più far fronte da soli agli aumenti del 300% dell’energia, del 100% dei trasporti internazionali, dal 30 al 70% dei prodotti per il confezionamento. E’ necessario che la distribuzione nazionale ed estera abbandoni il ruolo di paladini dei consumatori, che spetta invece alle istituzioni, e prenda coscienza di uno stato di fatto che sta obbligando molti operatori a rinunciare alle forniture o addirittura, se non cambiano le condizioni, a non riprendere l’attività per le campagne autunnali e invernali».

I dati sui consumi in Italia sono in discesa ma non saranno le continue promozioni su prodotti anche di primizia a rilanciarli, soprattutto se le famiglie non avranno reddito da spendere perché sono stati persi tanti posti di lavoro o perché vessate dal caro bollette.

Dito puntato contro l’Ue

L’Unione europea ha pesanti responsabilità per la situazione che stiamo vivendo – conclude Salvi – da un lato si sta dimostrando non all’altezza di gestire la crisi energetica, con un atteggiamento passivo e poco lungimirante, dall’altro, con la proposta di regolamento sulla riduzione dei prodotti fitosanitari, si mostra decisa e inflessibile e in nome di una discutibile ideologia rischia di decimare le produzioni agricole italiane ed europee.

È il momento che ognuno faccia la sua parte altrimenti questa fase economica, che si annuncia ancora più dura nei prossimi mesi, potrebbe decretare il definitivo declino di un settore tra i più importanti dell’agroalimentare italiano.

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