I fertilizzanti rappresentano il 20–30% dei costi operativi per le principali colture a livello globale, quindi qualsiasi perturbazione dei prezzi o dell’approvvigionamento influisce direttamente sulla redditività dell’agricoltura.
Attualmente, il mercato globale dei fertilizzanti è sottoposto a forti pressioni a causa del conflitto militare in Iran e dei rischi geopolitici associati.
Il mercato globale dopo la guerra in Ucraina
La guerra in Ucraina aveva già rimodellato il commercio globale dei fertilizzanti, mantenendo i prezzi elevati e mettendo in evidenza i rischi legati alla concentrazione del mercato, dove un numero limitato di Paesi geopoliticamente instabili controlla una parte significativa delle risorse necessarie alla produzione alimentare.
La nuova crisi si è intensificata dopo gli attacchi USA–Israele contro l’Iran, a partire dal 28 febbraio 2026, seguiti dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell’Iran.
Questa situazione ha provocato una forte riduzione delle forniture di fertilizzanti attraverso il Golfo Persico, area che gestisce circa un terzo delle esportazioni globali di fertilizzanti azotati, oltre a volumi importanti di fosfati e zolfo.
Effetti a catena sulla produzione in Medio Oriente e Nord Africa
Nelle prime 48 ore dopo gli attacchi, i prezzi dell’urea in Nord Africa sono aumentati di quasi il 20%, mentre il gas naturale nell’UE (TTF Olanda) è salito del 45%.
Entro l’11 marzo, il prezzo globale di riferimento dell’urea è passato da 465,5 a 585 USD/tonnellata, raggiungendo il livello più alto degli ultimi tre anni.
L’indice Rabobank sull’accessibilità dell’urea è sceso al secondo livello più basso dal 2010, simile al picco registrato durante la guerra Russia–Ucraina del 2022.
Le perturbazioni vanno ben oltre il Golfo Persico. Egitto, Algeria, Israele e Giordania sono colpiti da problemi di produzione e approvvigionamento.
Israele ha sospeso le esportazioni di gas verso l’Egitto, impianti LNG nel Golfo sono stati danneggiati, le raffinerie in Arabia Saudita hanno ridotto l’attività, mentre i produttori nordafricani affrontano limitazioni operative.
La portata del rischio a livello globale è significativa: circa il 44% delle esportazioni mondiali di urea, il 27% di ammoniaca, il 25% dei fertilizzanti fosfatici, il 47% dello zolfo e il 36% della roccia fosfatica risultano colpiti.
L’impatto simultaneo su produzione e trasporto crea una situazione strutturalmente vulnerabile per il settore agricolo globale.
La crisi non riguarda solo i fertilizzanti azotati, ma anche quelli a base di fosfati e potassio, a causa dell’aumento dei costi di ammoniaca e zolfo.
I prezzi dell’ammoniaca sono aumentati del 15–28%, mentre il DAP subisce ulteriori pressioni per la sua correlazione diretta con l’ammoniaca. Alcuni impianti più piccoli di produzione di fosfati in Brasile hanno già sospeso l’attività, e altri potrebbero seguirli.
Europa tra dipendenza indiretta e costi energetici elevati
Per quanto riguarda l’Europa, la dipendenza diretta dal Golfo Persico è limitata (1–2% delle importazioni di azoto e ammoniaca), ma gli effetti indiretti sono rilevanti.
Egitto e Algeria forniscono oltre il 30% delle importazioni europee di azoto e ammoniaca, ed entrambi i Paesi sono colpiti da cali di produzione e aumenti dei prezzi.
Allo stesso tempo, il prezzo del gas in Europa è aumentato del 45%, incrementando i costi di produzione e portando alcune unità a sospendere temporaneamente l’attività.
L’India, uno dei maggiori consumatori di fertilizzanti al mondo, è particolarmente esposta: circa il 60% del DAP e l’intero volume di potassio importato provengono dalla regione del Golfo.
La società Petronet LNG ha dichiarato forza maggiore, causando la sospensione o la riduzione della produzione negli impianti di fertilizzanti in India.
Il governo ha introdotto un sistema prioritario di allocazione del gas per famiglie, industria e settore dei fertilizzanti.
Gli analisti avvertono che, anche se il conflitto si concludesse rapidamente, il ripristino della produzione e delle catene logistiche potrebbe richiedere settimane, sovrapponendosi ai periodi critici di semina nell’emisfero nord.



