L’Australia ha registrato a gennaio 2026 un significativo aumento delle esportazioni di cereali: le spedizioni di orzo hanno raggiunto 1,42 milioni di tonnellate, mentre quelle di sorgo si sono attestate a 15,1 mila tonnellate.
Secondo l’Ufficio Australiano di Statistica, entrambi i valori sono cresciuti del 16% rispetto a dicembre, indicando una domanda estera stabile e sostenuta per i cereali australiani.
Il principale motore delle esportazioni resta la Cina, che domina tra gli importatori. In particolare, circa due terzi delle forniture di orzo da mangime – oltre 600 mila tonnellate – sono state destinate a questo mercato.
Tra gli altri importanti acquirenti figurano Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Nel segmento dell’orzo da birra, la dipendenza dalla Cina è ancora più elevata: oltre il 90% delle esportazioni è stato diretto verso questo Paese, superando nettamente Perù ed Ecuador.
Gli esperti di mercato stimano che i volumi di gennaio potrebbero rappresentare un record mensile. Secondo i broker, l’attuale dinamica conferma la prospettiva di una delle più grandi stagioni di esportazione nella storia dell’Australia. Finora, i volumi di spedizione programmati fino ad aprile superano i 6 milioni di tonnellate, pari a circa il 65% del massimo annuo previsto.
I prezzi dell’orzo sono aumentati di 50–60 dollari per tonnellata dopo il raccolto, in parte a causa dell’aumento dei costi del trasporto marittimo e dell’apprezzamento del dollaro australiano.
Nonostante questo incremento, l’orzo australiano rimane competitivo sul mercato globale, risultando più conveniente rispetto ad altre fonti di approvvigionamento, inclusi altri Paesi esportatori e il sorgo.
Le esportazioni di sorgo restano per ora relativamente basse, in attesa del nuovo raccolto, ma la domanda per questo prodotto è considerata stabile. Un ulteriore vantaggio per l’Australia è rappresentato dalla politica doganale della Cina: il sorgo statunitense è soggetto a un dazio superiore al 10%, rendendo il prodotto australiano più competitivo.
L’evoluzione futura dipenderà in larga misura dai negoziati commerciali tra Stati Uniti e Cina, che potrebbero modificare gli equilibri del mercato.



