Negli ultimi anni, il mercato globale dell’olio di girasole sta attraversando una significativa redistribuzione.
La regione del Mar Nero sta gradualmente riducendo la propria quota di mercato a causa di una minore produzione e delle persistenti difficoltà logistiche, mentre l’Argentina sta rafforzando la propria posizione ed espandendo la sua presenza sia nei mercati tradizionali sia in quelli emergenti.
Secondo i dati dell’USDA, la quota dell’Argentina nelle esportazioni mondiali di olio di girasole è aumentata dal 7% nella stagione 2016/17 al 10% nel 2024/25, e potrebbe raggiungere il 13% entro il 2026/27.
A titolo di confronto, l’Ucraina e la Russia detengono attualmente circa il 33% e il 31% delle esportazioni globali. L’Argentina sta quindi diventando un concorrente sempre più forte per i due principali fornitori della regione del Mar Nero.
India: il mercato dove il cambiamento è più evidente
Questa trasformazione è particolarmente visibile in India, il maggiore importatore mondiale di olio di girasole.
Fino a un decennio fa, l’Ucraina era praticamente l’unico fornitore del mercato indiano. Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia, le esportazioni russe verso l’India sono cresciute rapidamente, passando da 451.000 tonnellate nella stagione 2021/22 a 1,66 milioni di tonnellate nel 2023/24.
Parallelamente, l’Argentina ha aumentato costantemente le proprie forniture verso l’India:
• 380.000 tonnellate nel 2021/22
• 415.000 tonnellate nel 2022/23
• 515.000 tonnellate nel 2023/24
Nel periodo settembre-aprile della campagna commerciale 2025/26, l’Argentina ha esportato verso l’India un volume record di 530.000 tonnellate di olio di girasole, superando per la prima volta l’Ucraina, che nello stesso periodo ha fornito soltanto 344.000 tonnellate.
Perché l’Argentina sta avanzando
La crescita delle esportazioni argentine è sostenuta da diversi fattori. In primo luogo, le difficoltà produttive nella regione del Mar Nero hanno ridotto la disponibilità di olio di girasole sul mercato mondiale.
La guerra tra Russia e Ucraina ha spinto molti importatori a diversificare le fonti di approvvigionamento, creando nuove opportunità per l’Argentina.
In secondo luogo, la politica fiscale interna è diventata molto più favorevole al settore del girasole.
La riduzione delle tasse favorisce la trasformazione industriale
Negli anni ’90 le imposte all’esportazione per il settore del girasole erano contenute, incentivando gli investimenti nella trasformazione industriale.
Dopo il 2002, tali imposte sono aumentate sensibilmente, raggiungendo il 37-39%, spingendo molti agricoltori a sostituire il girasole con la soia.
La situazione è cambiata dopo il 2015, quando le tasse hanno iniziato a diminuire gradualmente. Nel periodo 2024-2025, la nuova amministrazione ha ridotto le aliquote:
• dal 7% al 4,5% per i semi di girasole;
• al 4% per l’olio di girasole.
Allo stesso tempo, le tasse applicate al complesso della soia rimangono intorno al 22%, garantendo ai trasformatori del girasole un vantaggio stimato tra 150 e 200 dollari per tonnellata.
Entro il 2028, l’Argentina prevede di ridurre ulteriormente le imposte, portandole al 3% per i semi di girasole e al 2,5% per l’olio e la farina di girasole.
Di conseguenza, gli agricoltori hanno già iniziato ad ampliare le superfici coltivate, anche in regioni che tradizionalmente non erano considerate adatte a questa coltura.
Produzione e trasformazione continuano a crescere
L’Argentina ha aumentato la produzione di semi di girasole da 5,6 milioni di tonnellate a 7 milioni di tonnellate nella stagione 2025/26.
Per la stagione 2026/27, la produzione è stimata in 8 milioni di tonnellate.
Parallelamente, il volume trasformato è cresciuto da 4,8 milioni di tonnellate a 5,5 milioni di tonnellate nel 2025/26, e potrebbe superare i 6 milioni di tonnellate nel 2026/27.
L’infrastruttura di trasformazione rappresenta un vantaggio competitivo
Parte della capacità produttiva precedentemente destinata alla soia è già stata adattata alla lavorazione del girasole. Attualmente l’Argentina dispone di:
• 17 impianti dedicati alla trasformazione dei semi di girasole;
• 11 ulteriori stabilimenti tecnicamente in grado di lavorare questa coltura.
La capacità totale annua di trasformazione è stimata in 6,6 milioni di tonnellate.
La disponibilità di infrastrutture sottoutilizzate nel settore della soia ha consentito all’Argentina di espandere rapidamente la produzione e le esportazioni di olio di girasole senza la necessità di grandi investimenti in nuovi impianti.
Tuttavia, se il volume trasformato raggiungerà 6 milioni di tonnellate nel 2026/27, le capacità esistenti saranno utilizzate quasi al massimo. In tal caso, l’ulteriore crescita delle esportazioni richiederà la conversione di nuovi impianti destinati alla soia oppure investimenti nella costruzione di nuove strutture.
Un nuovo protagonista del commercio mondiale di oleaginose
L’Argentina si sta quindi affermando come il principale beneficiario dei cambiamenti in corso nel mercato mondiale dell’olio di girasole.
La riduzione delle tasse all’esportazione, l’espansione delle superfici coltivate, la disponibilità di infrastrutture e le difficoltà della regione del Mar Nero consentono al Paese di aumentare rapidamente la propria quota di mercato.
Se la tendenza attuale continuerà, l’Argentina potrebbe controllare il 13% delle esportazioni mondiali di olio di girasole entro la stagione 2026/27, consolidando il proprio ruolo di attore strategico nel commercio globale delle colture oleaginose.



