Dopo la pausa del 1° maggio, i mercati europei tornano in un contesto in cui i fattori climatici e geopolitici restano decisivi per l’evoluzione dei prezzi.
La direzione del mercato in questo periodo è influenzata da tre elementi: la situazione in Medio Oriente, il regime delle precipitazioni in Europa e lo stato delle colture negli Stati Uniti.
Tensioni in Medio Oriente e impatto moderato sul petrolio
Il blocco nello stretto di Hormuz entra nella decima settimana, ma emerge un nuovo sviluppo: gli Stati Uniti annunciano la scorta delle navi dei Paesi neutrali nel Golfo Persico. La reazione del mercato petrolifero è stata immediata, ma limitata – il WTI resta sopra i 100 dollari al barile.
Di conseguenza, il prezzo dell’energia rimane elevato, mantenendo pressione sui costi di produzione e trasporto. Al momento non si registrano segnali di un calo significativo.
Le piogge tornano in Europa – un fattore favorevole per le colture
Sul piano agronomico, le notizie sono più equilibrate. Le precipitazioni degli ultimi giorni sono state più consistenti rispetto alle stime iniziali e continueranno nei prossimi 10 giorni, interessando non solo la Francia, ma anche Germania, Polonia e la regione del Benelux.
Ciò comporta un miglioramento delle riserve idriche del suolo e un sostegno alle colture primaverili e a quelle in fasi critiche di sviluppo.
Tuttavia, i dati dalla Francia mostrano un leggero peggioramento delle condizioni delle colture:
- Grano tenero: 81% buono–eccellente (in calo)
- Orzo invernale: 77% (in calo)
- Grano duro: 82% (calo marcato)
- Orzo primaverile: 88% (in calo)
- Mais: 73% seminato (rapido avanzamento)
Le condizioni non sono critiche, ma si osserva una tendenza a un indebolimento del potenziale, soprattutto per le colture invernali.
Un dettaglio importante per il mercato: i prezzi iniziano a riferirsi al raccolto 2026, ad eccezione di mais e girasole, che restano ancorati al 2025 fino alla fine di luglio. Ciò segna l’inizio di una nuova logica nella formazione dei prezzi.
USA: mercato indeciso, influenzato dal clima
Negli Stati Uniti, il mercato resta volatile. Il grano ha chiuso leggermente in rialzo, dopo le correzioni di fine mese. Il problema principale resta il clima: le Grandi Pianure presentano ancora un deficit di umidità e le piogge non coprono uniformemente le aree colpite.
Parallelamente, nel Corn Belt si registra la situazione opposta: eccesso di umidità nel sud e nell’est, che può ritardare i lavori e influenzare l’andamento di mais e soia.
Nonostante queste condizioni, il mercato ha reagito positivamente: mais e soia hanno chiuso la settimana in crescita, sostenuti da queste incertezze.
Il rapporto USDA sullo stato delle colture diventa, in questo contesto, un indicatore attentamente monitorato, poiché può cambiare rapidamente il sentiment del mercato.
Le esportazioni statunitensi confermano una domanda moderata. I dati settimanali mostrano:
- Grano: 179.000 t (2025/26) + 157.000 t (2026/27)
- Mais: 1,598 milioni t
- Soia: 258.000 t
I livelli non indicano un’esplosione della domanda, ma nemmeno un calo brusco. Il mercato resta equilibrato, senza forti impulsi dal lato delle esportazioni.



