domenica, 14 Aprile, 2024
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Olivocoltura in evoluzione, piante potate a siepi e bag in box al posto delle latte

L’olivo, in uno dei distretti produttivi più vocati quale è la Toscana, comincia ad essere potato a siepe, mantenendo altezza e chioma basse, e l’olio viaggia meno in latta ma in bag in box, a partire da Bolgheri.

„Dopo la gelata del 1985 chi ha continuato ad investire in olivocoltura ha scelto quella specializzata. Non più piante altre tre metri, come si faceva nel Medioevo, con raccolte manuali difficili e rischiose per i lavoratori, ma impianti che facilitano la raccolta meccanica, chiave di volta per frangere le olive in poco tempo e aumentare così la qualità dell’olio.

Al Castello di Nipozzano le piante d’olivo sono alte come siepi, viste da lontano possono sembrare vigne, e questo ci permette di velocizzare la raccolta su olivi più piccoli, quindi più facilmente accessibili, e con maturazione uniforme senza dover tornare sulla stessa pianta due tre volte come si fa nell’olivicoltura tradizionale”.

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A dirlo all’ANSA è Matteo Frescobaldi, brand manager olio Laudemio Frescobaldi e trentesima generazione della famiglia di Patrizi fiorentini, in occasione della Giornata mondiale dell’Olivo che si celebra il 26 novembre „per incoraggiare – si legge nelle motivazioni della proclamazione in occasione della Conferenza generale Unesco nel 2019 – la protezione di questo albero e dei valori che incarna”.

Secondo Matteo Frescobaldi, con oltre 300 ettari di oliveti nelle tenute vicino Firenze:

„I nuovi impianti specializzati non cambieranno il paesaggio toscano perché l’ampia biodiversità e le tipicità trovano salvaguardia dal territorio stesso, col prevalere di piccoli appezzamenti, colline e boschi, piccoli borghi e chiesette.

E laddove si hanno monocolture si è più esposti a parassiti e quindi servono più trattamenti, anche in vigna. Inoltre, quel che non possiamo di certo trascurare sono gli aspetti umani e sociali: abbassare gli olivi evita tanti incidenti con le scale nella raccolta e con le nuove tecniche c’è un ritorno nei campi dei giovani con formazione specializzata”.

Coldiretti, prezzo dell’olio +50% per crisi climatica – I cambiamenti climatici colpiscono anche l’ulivo, pianta simbolo della pace, con il raccolto mondiale che crolla e fa schizzare i prezzi dell’olio extravergine a livello nazionale di quasi il 50% (+49,3%). È quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat ad ottobre in occasione della Giornata Mondiale dell’Ulivo proclamata dall’Unesco con eventi in molte regioni e la giornata conclusiva a Roma di EvooTrends.

„L’Italia – sottolinea Coldiretti – può contare su un patrimonio di 533 varietà di olive coltivate dalle Alpi alla Sicilia per un totale di 250 milioni di piante dalle quali nasce il maggior numero di oli extravergine a denominazione in Europa con 42 Dop e 7 Igp oltre a decine di produzioni a km0”.

Ma la produzione dell’extravergine nazionale quest’anno è stimata di circa 290mila tonnellate, al di sotto della media dell’ultimo quadriennio, con il Sud che segna un +34% rispetto allo scorso anno e salva l’Italia dalla caduta verticale del centro nord (-1/3), secondo le previsioni Coldiretti, Unaprol e Ismea. A pesare quest’anno è stato il clima impazzito.

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La produzione nazionale non è sufficiente a soddisfare la domanda per consumo ed export e sull’aumento dei prezzi pesano i risultati della scarsa raccolta all’estero, in particolare nella penisola iberica (-34% sulla media degli ultimi 4 anni).

Per far fronte a queste difficoltà Coldiretti e Unaprol hanno previsto con le risorse del Pnrr accordi di filiera „per avere un milione di nuove piante di olivo in più, incrementare la produzione e ridurre la dipendenza dall’estero” in una situazione in cui sono straniere 3 bottiglie su 4 consumate in Italia: l’import ha segnato il record del secolo per un valore di oltre 2,2 miliardi di euro nel 2022 con un incremento di quasi il 20% nei primi sei mesi del 2023 secondo l’elaborazione Coldiretti su dati Istat.

„Si è creata una situazione mai vista prima – spiega il presidente di Unaprol David Granieri – con scarse produzioni, soprattutto in Spagna, scorte basse e inflazione, che ha fatto impennare i valori dell’extravergine d’oliva con il raddoppio dei prezzi per gli olii di origine comunitaria”.

L’Italia è fra i primi tre maggiori consumatori di extravergine al mondo con circa 480 milioni di chili, subito dopo la Spagna e prima degli Stati Uniti. Coldiretti e Unaprol invitano infine ad acquistare extravergini a denominazione di origine Dop e Igp, ottenuti al 100% da olive italiane.

In tal senso „fondamentali – dice il presidente della Coldiretti Ettore Prandini – sono i contratti di filiera con i fondi del Pnrr”.   

Fonte dell'articoloansa.it
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