I prezzi mondiali del petrolio sono aumentati bruscamente martedì, raggiungendo il livello più alto dell’ultimo mese. A spingere le quotazioni è stata l’escalation delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, che ha alimentato i timori per la continuità delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali corridoi del commercio mondiale di greggio.
Nelle prime contrattazioni, i futures sul Brent sono saliti del 2,3%, raggiungendo 85,20 dollari al barile, mentre il WTI statunitense è aumentato del 2,4%, fino a 80,05 dollari al barile.
Nel corso della seduta entrambi i benchmark hanno registrato rialzi superiori a 2 dollari al barile, per poi ridurre parzialmente i guadagni.
Il nuovo balzo delle quotazioni è seguito alla terza notte consecutiva di attacchi aerei statunitensi contro obiettivi in Iran.
Inoltre, Washington ha ripristinato il blocco navale delle navi iraniane e ha proposto l’introduzione di una tariffa del 20% per garantire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz. Secondo gli analisti, queste misure hanno aumentato sensibilmente le tensioni geopolitiche sul mercato energetico.
A sostenere ulteriormente i prezzi ha contribuito il forte rallentamento del traffico marittimo. Secondo i dati di monitoraggio, il numero di petroliere in transito attraverso lo Stretto di Hormuz è sceso al livello più basso degli ultimi due mesi.
Contemporaneamente, il Ministero della Difesa degli Emirati Arabi Uniti ha riferito che due petroliere del Paese sono state colpite da missili da crociera iraniani nella parte meridionale dello stretto. Nell’attacco è morto un membro dell’equipaggio e altri otto marittimi sono rimasti feriti.
Gli esperti sottolineano che il principale fattore per il mercato resta il flusso fisico del greggio attraverso lo Stretto di Hormuz. Se il numero di petroliere dovesse continuare a diminuire o le esportazioni venissero significativamente limitate, i prezzi del petrolio potrebbero proseguire la loro corsa al rialzo.
Al contrario, un ritorno alla normalità delle forniture potrebbe attenuare gradualmente il premio di rischio geopolitico incorporato nelle quotazioni.
Ulteriore incertezza deriva dal peggioramento della situazione in Medio Oriente. I ribelli Houthi dello Yemen hanno lanciato attacchi missilistici contro l’Arabia Saudita e hanno minacciato di estendere le operazioni contro le infrastrutture petrolifere della regione.
Nel frattempo, gli operatori attendono i dati ufficiali sulle scorte di petrolio negli Stati Uniti che, secondo un sondaggio preliminare di Reuters, sarebbero diminuite nella scorsa settimana, mentre le scorte di benzina e gasolio dovrebbero essere aumentate.



