Il clima e il suo costante cambiamento, con l’alternanza delle stagioni che via via si fa più impercettibile, l’aumento significativo delle temperature e la carenza di risorsa idrica, sono gli elementi con i quali gli agronomi delle cantine devono fare i conti tutti i giorni, 365 giorni l’anno.
„È necessario collaborare con il clima”, dice Luca Vitaletti, agronomo della cantina vitivinicola di Siddùra a Luogosanto.
Il vino si fa con l’uva e l’uva risponde alle regole di madre natura. Cercare di avere un approccio veritiero, non olistico, ma con al centro il suo miglioramento è la chiave per ottenere dei successi e avere un buon prodotto, osserva.
„Questo lavoro non è mai ripetitivo, identico all’anno successivo o al mese precedente, ed è necessario guardare alle variabili naturali perché sono queste che regolano il nostro lavoro e i nostri interventi in vigna. – aggiunge l’agronomo – Aver scelto zone viticole esposte più a nord ha fatto sì che ci sia una maggiore sopportazione del caldo da parte delle piante grazie ad una minore esposizione al sole.
Probabilmente abbiamo preso la strada giusta da subito, da quando si stava impiantando tutto. Anche l’utilizzo di determinate tecnologie ci agevola nel capire alcuni cambiamenti che ci fanno giostrare i lavori in campo per tenere l’equilibrio fisiologico della pianta”.
La combinazione di terreni freschi dati dall’esposizione a nord e dall’alta quota, con l’agricoltura di precisione che utilizza sensori per ottimizzare l’irrigazione, garantisce l’equilibrio tra alcol e zuccheri, preserva l’acidità naturale, migliora la sintesi dei polifenoli e protegge il profilo aromatico del vino: combinando questo insieme di elementi al lavoro in cantina si ottengono vini che fanno incetta di premi e riconoscimenti.



