La siccità influisce profondamente sul modo in cui le piante allocano le proprie risorse. In condizioni di deficit idrico, le piante tendono a investire maggiormente nello sviluppo delle radici rispetto alla parte aerea, aumentando il rapporto radici/parte aerea.
Questa strategia mira a massimizzare l’assorbimento dell’acqua e ad aumentare le probabilità di sopravvivenza, ma spesso comporta un costo: la riduzione della crescita vegetativa e del potenziale produttivo.
Una meta-analisi pubblicata nel 2024 da Tang e collaboratori, basata su dati provenienti da oltre 150 specie vegetali, ha valutato l’impatto dei funghi micorrizici arbuscolari sulla crescita delle piante e sull’allocazione della biomassa in condizioni di siccità.
La principale differenza tra piante micorrizate e non micorrizate
L’influenza della micorriza sulle piante
I risultati mostrano che la siccità aumenta il rapporto radici/parte aerea nelle piante non micorrizate, confermando il modello classico di adattamento.
Al contrario, le piante con simbiosi micorriziche ben stabilite non presentano questa modifica. Anche in condizioni di stress idrico, il rapporto radici/parte aerea rimane relativamente stabile e la crescita risulta più equilibrata.
Questa differenza indica che i funghi micorrizici modificano la strategia di adattamento della pianta, non soltanto l’intensità della risposta.
La micorrizazione come sostituto funzionale dell’estensione radicale
Attraverso l’ampia rete di ife nel suolo, i funghi micorrizici assumono in parte la funzione di esplorazione del terreno, accedendo a pori e volumi non raggiungibili dalle radici.
In questo modo, la pianta ottiene acqua e nutrienti senza investire ulteriormente in biomassa radicale.
Dal punto di vista biologico, questo meccanismo risulta più efficiente rispetto alla crescita forzata dell’apparato radicale.
Effetti sulla crescita e sulla fisiologia delle piante
La meta-analisi evidenzia che i funghi micorrizici attenuano gli effetti negativi della siccità sulla crescita delle piante, determinando una maggiore produzione di biomassa, una migliore efficienza fotosintetica e un assorbimento più efficace di acqua e nutrienti.
Questi effetti spiegano perché le piante micorrizate riescano a mantenere l’attività fisiologica e lo sviluppo della parte aerea anche in condizioni di disponibilità idrica limitata.
Una strategia di efficienza, non di compromesso
Circa l’85% di tutte le piante terrestri instaura relazioni simbiotiche con i funghi micorrizici arbuscolari (AMF), microrganismi del suolo che formano estese reti filamentose all’interno e attorno alle radici.
Queste connessioni influenzano in modo significativo lo sviluppo delle piante, l’assorbimento dell’acqua, la nutrizione minerale e la capacità di difesa contro gli stress abiotici.
In questo contesto, l’utilizzo degli AMF come strumento biologico per aumentare la resistenza delle piante alla siccità e la loro plasticità fenotipica, attraverso la formazione di associazioni mutualistiche, si configura come una nuova strategia per un’agricoltura sostenibile.
La micorrizazione consente un’ottimizzazione dell’allocazione delle risorse, evitando compromessi severi tra sopravvivenza e crescita.
Aiuta le piante a sopravvivere e permette loro di funzionare in modo più efficiente sotto stress idrico, mantenendo un equilibrio di crescita favorevole alla produzione.
Sulla base dei risultati presentati da Tang et al. (2024), l’affermazione “Mycorrhization improves plant performance under drought” può essere formulata in modo più preciso: sostituendo gli investimenti onerosi in biomassa radicale con un sistema di assorbimento più efficiente, sostenuto dalla simbiosi, è possibile ottenere piante meglio adattate alla siccità.





