I futures sul mais alla borsa Euronext di Parigi hanno raggiunto il livello più alto delle ultime sette settimane dopo che un missile russo ha colpito una nave mercantile carica di mais ucraino mentre lasciava il porto di Odessa.
Il contratto più scambiato su Euronext è salito fino a 256,5 euro per tonnellata, il valore più elevato dal 28 maggio, prolungando così un trend rialzista che dura ormai da sette settimane consecutive.
Il mercato è stato sostenuto anche dai timori di possibili interruzioni delle esportazioni dalla regione del Mar Nero. L’Ucraina è il quarto maggiore esportatore mondiale di mais e rappresenta circa il 10% del commercio globale di questo cereale.
L’attacco alla nave ha accresciuto i rischi per le esportazioni e la logistica, provocando un immediato rialzo delle quotazioni dei cereali, riferisce Bloomberg.
Il sentiment del mercato è stato inoltre influenzato dall’escalation delle tensioni in Medio Oriente, che ha aggiunto un premio per il rischio geopolitico ai mercati delle materie prime agricole.
Le crescenti incertezze hanno spinto i trader a considerare la possibilità di nuove interruzioni dell’approvvigionamento mondiale di cereali.
Allo stesso tempo, gli operatori del mercato seguono con attenzione l’evoluzione delle condizioni meteorologiche in Europa e negli Stati Uniti. Sebbene in alcune aree europee sia previsto un temporaneo calo delle temperature dopo le recenti ondate di calore, i meteorologi prevedono un ritorno del caldo verso la fine della settimana.
Negli Stati Uniti l’attenzione è rivolta ai rapporti sullo stato delle colture, dopo il periodo di temperature estreme che ha interessato le principali aree di produzione del mais.
Anche altri mercati agricoli hanno registrato rialzi. I futures sul mais negoziati a Chicago sono avanzati di quasi il 2%, mentre la soia ha guadagnato oltre l’1,5%.
Secondo gli analisti, l’andamento del mercato nelle prossime settimane dipenderà in larga misura dalla situazione nella regione del Mar Nero, dalle condizioni meteorologiche nei principali Paesi produttori e dalle future valutazioni sullo stato delle colture.



