Il governo tedesco ha bocciato la proposta della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen sul prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP), il bilancio a lungo termine dell’Unione.
Come sottolinea David Carretta, nella sua newsletter quotidiana Il Mattinale europeo, a differenza di quanto avvenuto in passato, la proposta redatta dalla Commissione UE risente di un approccio verticale che non avrebbe tenuto conto delle consuete e necessarie consultazioni con Stati membri, Parlamento europeo, Comitato delle Regioni, imprese e organizzazioni non governative.
Non a caso le critiche più forti giungono proprio dal Paese più importante dell’UE: la Germania.
Berlino ritiene „inaccettabile” un aumento sostanziale del quadro finanziario pluriennale, soprattutto „in un momento in cui tutti gli Stati membri stanno compiendo notevoli sforzi per consolidare i loro bilanci nazionali”, ha dichiarato mercoledì sera il portavoce del governo Stefan Kornelius, secondo quanto riferiscono i media tedeschi.
„Pertanto, non potremo accettare la proposta della Commissione”.
Von der Leyen, esponente dell’Unione cristiano-democratica (CDU) come il cancelliere Friedrich Merz, punta a un rafforzamento del bilancio UE per il periodo 2028-2034, con un incremento che porterebbe la cifra complessiva a circa 2.000 miliardi di euro, ossia 700 miliardi in più rispetto all’attuale ciclo settennale.
L’obiettivo è finanziare nuove priorità, a partire da sicurezza e difesa.
Come sottolinea il quotidiano tedesco Der Tagesspiegel, il governo tedesc solleva anche forti riserve sul fronte delle entrate. Tra le misure proposte dalla Commissione per ridurre la pressione sui bilanci nazionali figura l’introduzione di nuove „risorse proprie”, come una tassa sui rifiuti elettronici non riciclati e un’imposta sulle grandi aziende con un fatturato annuo superiore ai 50 milioni di euro.
Su questo punto Berlino è netta:
„Questa proposta non gode del nostro sostegno”, ha precisato Kornelius.
Pur criticando l’impianto finanziario complessivo, il portavoce ha però riconosciuto il valore dell’approccio riformista adottato da Bruxelles e l’intento di riallineare il bilancio alle nuove sfide: „Questa è la strada giusta per rendere l’Europa forte per il futuro”.
Kornelius ha sottolineato che l’UE si trova davanti a „sfide storiche”, tra cui la necessità di „migliorare la propria competitività e prepararsi alla difesa”, affinché il continente sia “capace di agire a livello globale”.
Imprese tedesche in allarme: „Così si indebolisce la competitività”
Le critiche del governo tedesco si inseriscono in un coro più ampio di voci contrarie contro il QFP proposto dalla Commissione, in particolare alla nuova imposta sulle società. Mercoledì, importanti rappresentanti dell’economia tedesca hanno preso posizione contro l’iniziativa.
Gitta Connemann (CDU), presidente della Mittelstand- und Wirtschaftsunion (MIT), ha definito la misura „esattamente l’opposto di ciò che è giusto e saggio”, scrivendo nella newsletter Industrie & Handel di POLITICO.
L’Associazione tedesca dell’industria automobilistica (Verband der Automobilindustrie, VDA) ha ribadito che le imprese si trovano in una fase economicamente critica e che “qualsiasi aumento delle imposte o introduzione di prelievi aggiuntivi sono pertanto vietati, sia a livello nazionale che europeo”, secondo la presidente Hildegard Müller. In particolare, ha avvertito, “un prelievo indipendente dagli utili deve essere considerato particolarmente dannoso per la crescita”, perché rischia di compromettere la competitività dell’intero tessuto imprenditoriale europeo.
Anche la Camera di Commercio e Industria Tedesca (DIHK) si era espressa in precedenza contro la proposta, sostenendo che avrebbe „inviato un segnale completamente sbagliato”.
„Ciò che serve è un vento favorevole per le aziende, non tasse aggiuntive”, aveva dichiarato l’amministratrice delegata Helena Melnikov.
Infine, riserve anche dal fronte ambientalista. Secondo Olaf Bandt, presidente della Federazione tedesca per l’ambiente e la tutela della natura (BUND), la proposta della Commissione manca di impegni concreti sul finanziamento delle politiche ambientali.
„Nessuno sforzo per la conservazione della natura”, ha affermato, denunciando in particolare l’assenza di risorse per l’attuazione della legge UE sul ripristino della natura.
Il dibattito è ora nelle mani degli Stati membri e del Parlamento europeo – che ha a sua volta contestato il nuovo QFP – e si preannuncia lungo e complesso.



