domenica, 25 Febbraio, 2024
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Emilia Romagna, a quasi tre mesi dalle alluvioni gli agricoltori lottano per rialzarsi: Dalle Istituzioni solo spiccioli

„È stata una tragedia epocale, ma, per ora, dallo Stato sono arrivati solo spiccioli”. Gabriele Balestra ha un podere a poco più di 2 km da Forlì: su circa 5 ettari coltiva vitigni per il Trebbiano, mentre sul resto produce pesche nettarine. Dopo l’esondazione del fiume Montone, il 15 maggio 2023, i suoi campi sono stati sommersi da poco meno di un metro d’acqua (60 – 90 cm). La sua azienda non è stata tra le più colpite, racconta, ma, a ottanta giorni dalle alluvioni disastrose che hanno colpito l’Emilia Romagna, sta ancora contando i danni. Come lui, molti agricoltori e cittadini della principale Food Valley italiana

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In molti casi però alle perdite si aggiunge la beffa:

„Le strade crollate o sbarrate dalle frane in collina – aggiunge Giacomo Zattini, attivista romagnolo e portavoce nazionale di Fridays for future Italia – poi stanno impedendo a tanti di accedere ai campi per ripristinarli o, se sono rimasti in parte intatti, di raccogliere i frutti.

Secondo Coldiretti, le imprese danneggiate sono oltre 21 mila, con per più di 1,1 miliardi di euro. Per il momento però in pochi hanno potuto beneficiare degli aiuti promessi (tra i quali anche quelli del Fondo di Crisi della PAC, la Politica agricola comune, che saranno sbloccati a fine anno). Il solo contributo arrivato agli operatori del settore sono stati i 3mila euro erogati dalla Regione, al quale si dovrebbe aggiungere un saldo di 2 mila euro. Recentemente anche il presidente Stefano Bonaccini ha chiesto un incontro urgente al Governo Meloni per sbloccare i fondi. Gli agricoltori romagnoli però non sono rimasti in attesa con le mani in mano. Il lavoro da fare per salvare i raccolti è moltissimo.

Liberare le radici da melma e fango

Anche quando l’acqua se ne è andata, i coltivatori di Forlì e dintorni non hanno potuto tirare un sospiro di sollievo.

„Ho dovuto togliere la melma lasciata dall’acqua dalla mia vigna e rompere l’erba, che c’è sempre tra i filari, per far respirare le radici – racconta Balestra, in una pausa dalle sue attività quotidiane – Ho cercato di mischiare il fango con la terra. È stato un lavoro lungo ma alla fine le piante si sono riprese, a parte nella zona più bassa del campo. Lì l’acqua ristagnava e ho dovuto togliere l’acqua con un catino. Le radici sono rimaste a mollo per tanto tempo, creando diversi danni”.

Trattamenti rivitalizzanti difficili e costosi hanno salvato il campo dell’imprenditore non solo dopo le alluvioni, ma anche dalle tempeste di grandine e vento delle ultime settimane.

„In alcuni casi abbiamo dovuto buttare giù gli alberi. Ce ne sono rimasti circa il 60% – spiega Balestra – Per ora sulle nettarine il danno è di circa 5 mila euro. Per le vigne non so ancora, dovrò contare i quintali di uva persi”.

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L’uomo, in ogni caso, è stato più fortunato di altri:

„Ci sono aziende molto più disastrate. Mi è capitato di parlare con un collega che ha avuto più di 30 mila euro di danni, solo per le schede elettroniche delle macchine che usa per la raccolta delle noci. – racconta – L’acqua per chi era vicino al fiume è arrivata a 2 metri, 2 metri e mezzo e ha distrutto capannoni e attrezzature. I novantenni dicono che non si ricordano altri eventi del genere e questo da la misura della tragedia straordinaria che abbiamo vissuto”.

In certi casi lo scenario è apocalittico:

„Nn ci sono più le vigne, i pali che le sostenevano. Andando in giro per le mie zone e assistendo a tutto questo mi veniva da piangere, anche se non erano i miei campi. C’è tanta gente ancora disperata”.

Strade bloccate e paesaggi feriti

„Le alluvioni sono state la manifestazione da manuale della crisi climatica. La situazione a distanza quasi tre mesi è ancora tragica – aggiunge Giacomo Zattini, che abita nella campagna forlivese – In pianura tutto una coltre di fango spessissima ha coperto i terreni e ha spazzato via le colline a seminativo. Penso ci vorranno diversi anni perché i terreni si riprendano e per la rimessa a frutto delle colture. Questo rischia di impattare sull’export della regione, oltre che su un’attività che è fortemente legata alla nostra cultura”.

In collina, la situazione è diversa ma non meno grave.

„Di fianco a casa mia ho un campo, che non avevamo però coltivato e più di metà è franata durante le alluvioni – spiega Zattini – Attorno a me vedo la stessa situazione, centinaia di ettari dissestati, che difficilmente saranno presto riutilizzabili”.

C’è poi il problema degli spostamenti. In alcune aree, che contano pochi poderi, „le persone non possono andare a lavorare i terreni o non possono raccogliere ciò che è giunto a maturazione. O perché le strade sono crollate o perché lo hanno fatto le colline o gli alberi e quindi il passaggio è impossibile”, afferma l’attivista.

„Alcuni si sono ricavati delle stradine laterali, ma per chi ha attività, o agriturismi non è abbastanza – racconta anche Balestra – Gli aiuti saranno quello che saranno e le aziende stanno facendo davvero fatica a rialzarsi”.

La video denuncia

Di recente il tema è arrivato all’attenzione del Commissario straordinario per la ricostruzione dei territori dopo l’alluvione dell’Emilia Romagna, Marche e Toscana, Francesco Paolo Figliuolo. Un video – diventato virale su Facebook – ha lanciato l’allarme.

Stefano Colli, gestore dell’azienda agricola e agriturismo „La Taverna” di Fontanelice, in provincia di Bologna, insieme ad alcuni altri residenti e imprenditori delle frazioni che sorgono lungo la SP33, ha chiesto di riaprire la strada ancora inagibile, a causa delle conseguenze dell’alluvione.

Il Governo ha raccolto l’appello e ha promesso che riapriranno a breve la provinciale. Abitanti e agricoltori sperano però che quello non si tratti di un intervento isolato.

Fonte dell'articoloeuractiv.it
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