Nonostante il cessate il fuoco annunciato tra Stati Uniti e Iran, la situazione intorno allo Stretto di Hormuz rimane tesa, e i dettagli chiave dell’accordo sono ancora poco chiari.
Secondo Bloomberg, l’intesa avrebbe dovuto includere la riapertura di questo corridoio marittimo vitale, ma, in pratica, il traffico navale resta fortemente limitato.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha parlato di una “riapertura completa, immediata e sicura” dello stretto. Tuttavia, Teheran mantiene una posizione diversa, insistendo che le proprie forze armate continueranno a controllare i movimenti delle navi, le quali devono ottenere un’autorizzazione preventiva per il transito.
In realtà, decine di petroliere continuano ad accumularsi all’ingresso dello stretto. Tra queste figurano le petroliere cinesi Cospearl Lake e He Rong Hai, che si sono avvicinate a Hormuz ma sono state costrette a fermarsi, in attesa di condizioni chiare per un passaggio sicuro.
A queste si aggiungono navi provenienti da altri Paesi, tra cui India e Arabia Saudita, formando una coda in costante aumento per uscire dal Golfo Persico. Gli armatori sottolineano che, in assenza di garanzie di sicurezza ben definite, una piena ripresa del traffico resta improbabile.
Le tensioni sono ulteriormente alimentate dalla continua attività militare nella regione. Gli attacchi israeliani contro il Libano hanno sollevato nuovi dubbi sulla tenuta del cessate il fuoco e sulle prospettive di una più ampia de-escalation tra Washington e Teheran.
In questo contesto, i mercati globali del petrolio reagiscono con nuovi aumenti dei prezzi. Dopo un forte calo — il più significativo dal crollo del mercato petrolifero dell’aprile 2020 — i prezzi sono tornati a salire. I futures sul Brent sono aumentati di quasi il 2%, raggiungendo circa 97 dollari al barile.
Gli analisti osservano che il mercato rimane altamente sensibile ai rischi geopolitici. La mancanza di chiarezza sull’implementazione dell’accordo USA–Iran, insieme a minacce alla sicurezza e disruzioni logistiche, indica che lo Stretto di Hormuz difficilmente tornerà a condizioni operative normali nel breve termine.



