martedì, 21 Maggio, 2024
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Agrumicoltura: forte la pressione dei competitor extra europei

E’ di questi giorni la polemica sull’importazione delle arance dall’Egitto, mentre quelle italiane resterebbero sulle piante.

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Ma è proprio così? A ben vedere non si tratterebbe di lamentele campate in aria, dal momento che la pressione del prodotto importato è molto sentita dai produttori.

Sull’argomento è intervenuto Carmelo Frisenna, responsabile commerciale di Arancia Loretta, il quale non ha fatto mistero di risentire del peso competitivo che la merce egiziana ha sulle produzioni siciliane, già fortemente penalizzate da un andamento produttivo che molti vorrebbero fosse solo un lontano ricordo.

Perciò le aziende devono, in piena campagna agrumicola, far fronte anche a questa nuova difficoltà.

„Nelle ultime settimane l’offerta di prodotto proveniente dall’Egitto è diventata sempre più pressante – dice Frisenna – Un fatto che, in un contesto di libera concorrenza, non ha motivo di essere stigmatizzato se non fosse che la differenza dei loro costi di produzione, rispetto ai nostri, è davvero ampia.

Non sono infatti paragonabili per energia, manodopera e mezzi tecnici per l’agricoltura. Non è una novità che gli standard produttivi siano molto diversi e che il nostro prodotto italiano presenti un maggiore margine di garanzie, grazie alle stringenti leggi in materia di impiego dei fitosanitari.

In particolar modo, il nostro è un prodotto destinato per buona parte anche all’export nel Nord Europa, dove l’attenzione sui temi della sicurezza alimentare è molto alta”.

„Se in tempi normali ci confrontiamo senza troppe storie con i competitor di Spagna e Marocco – spiega il manager – quest’anno il problema delle importazioni dall’Egitto lo sentiamo pesantemente.

La situazione non è più sostenibile, specialmente adesso che i nostri calibri sono perlopiù piccoli, inferiori ai consueti standard, senza che però manchino di qualità che nel nostro caso è veramente eccellente per gusto e aspetto.

Il prodotto egiziano da noi arriva con una forbice di prezzo inferiore di 20/25 eurocent a parità di calibro, mettendoci in una situazione di difficoltà. Le misure che avevamo invocato e che la Regione Siciliana ha pure messo in campo, ci sono apparse un po’ farraginose e le riteniamo comunque insufficienti.

Sette milioni e mezzo di euro destinati all’acquisto di agrumi da trasformare in succhi da destinare a scopi umanitari e di solidarietà sociale, sono un’iniziativa lodevole ma che non viene incontro ai problemi strutturali che il comparto si trascina dietro da anni, a partire dall’annoso problema della tristeza (CTV). Forse bisognava essere più incisivi, pensando su più ampia scala”.

„Al momento, per il prodotto pigmentato di buon calibro e di qualità extra, si pagano da 70 eurocent a 1 euro circa, alla produzione – rivela Frisenna – ma il grosso della merce non supera i 50 centesimi.

A quotazioni più basse, il prodotto va alla trasformazione. Per le bionde, le cose non vanno meglio: le quotazioni alla produzione sono di 65 centesimi di euro, in media, per la merce di prima scelta. In questo caso parliamo prevalentemente di Lane Late e di New Hall, ma anche qui, se non si hanno canali commerciali solidi si rischia di finire per buona parte all’industria di trasformazione in succo”.

Fonte dell'articolofreshplaza.it
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