venerdì, 5 Giugno, 2026
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L’Italia dà il via libera alla produzione di vino analcolico

Il governo italiano ha approvato la produzione di vino analcolico dopo diversi anni di opposizione a questo prodotto, riferisce l’agenzia DPA.

I ministeri dell’Agricoltura e dell’Economia e delle Finanze di Roma hanno annunciato lunedì di aver firmato un decreto che definisce ufficialmente il quadro fiscale per la produzione interna di vini analcolici. L’industria vitivinicola italiana attendeva da mesi l’approvazione finale.

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Dal 2021, nell’Unione europea il vino dal quale è stato rimosso l’alcol è considerato a tutti gli effetti vino.

L’Italia ha a lungo resistito all’adozione di questo regolamento, poiché i produttori temevano una diluizione della cultura vitivinicola italiana. Il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida (Fratelli d’Italia), si era inizialmente espresso contro.

Tuttavia, un anno fa si è registrato un cambio di posizione, con l’Italia che ha reagito alla crescente popolarità dei vini NoLo – a basso contenuto alcolico o privi di alcol – aprendo la strada alla produzione di vino dealcolato. Mancava però ancora un quadro giuridico definito.

Il decreto firmato ora chiarisce accise, autorizzazioni e distribuzione e disciplina anche omologazione, stoccaggio, obblighi amministrativi e trasporto dei vini NoLo.

Questo consentirà alle cantine di portare a termine i progetti in corso, il che, secondo Lollobrigida, apre nuove opportunità. «Sono fiducioso che i nostri produttori raggiungeranno l’eccellenza anche in questo settore», ha dichiarato il ministro.

I rappresentanti dell’industria vitivinicola hanno accolto favorevolmente la decisione, sottolineando che la domanda di vini a ridotto contenuto alcolico non è una moda passeggera, ma un cambiamento di lungo periodo.

Dal 2007 l’Italia è il principale produttore mondiale di vino, con poche eccezioni (2011, 2014, 2023 – Francia; 2013 – Spagna).

Le previsioni indicano che nel 2025 potrebbero essere prodotti 47 milioni di ettolitri di vino e mosto d’uva, +8% rispetto al 2024, permettendo all’Italia di mantenere il primato mondiale.

La Redazione
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