I prezzi dell’orzo da foraggio in Europa sono aumentati fino ai livelli del grano da panificazione, superandoli addirittura in alcuni casi, un’evoluzione insolita nel mercato dei cereali.
I commercianti affermano che questo cambiamento è dovuto a una forte domanda all’export e alla riduzione delle disponibilità, generando costi inaspettatamente elevati per gli acquirenti, in particolare in Nord Africa e Medio Oriente.
Sebbene i prezzi dell’orzo rimangano, nel complesso, al di sotto dei livelli dello scorso anno, grazie all’abbondante offerta globale di cereali, la forza relativa dell’orzo rispetto al grano ha sorpreso il mercato.
Le spedizioni rapide dalla Francia verso la Cina, le vendite limitate da parte degli agricoltori europei e il passaggio della Turchia da paese esportatore a importatore dopo un raccolto scarso hanno ridotto la disponibilità.
Come ha dichiarato un commerciante tedesco: «l’orzo è attualmente come l’oro».
Secondo le stime di mercato, l’orzo da foraggio dell’Europa occidentale e della regione baltica viene scambiato a 221-226 USD/ton FOB per le spedizioni di dicembre, circa allo stesso livello del grano.
L’orzo della regione del Mar Nero è addirittura più caro, a 227-229 USD/ton FOB per origine russa e ucraina.
La Francia ha già esportato metà del volume stimato per i mercati extra UE nella stagione 2025/26, inclusi quasi 900.000 tonnellate verso la Cina, e continua le spedizioni verso l’Arabia Saudita.
Le scorte ridotte nelle aziende agricole e i premi all’export in aumento sostengono i livelli elevati dei prezzi.
I commercianti sottolineano che, dopo gli acquisti recenti da parte di Algeria, Tunisia e Turchia, alcuni venditori si aspettano un ulteriore aumento di circa 10 USD/ton entro gennaio.
La tensione sul lato dell’offerta è evidenziata anche dall’asta della Giordania per 120.000 tonnellate, alla quale non è stata presentata alcuna offerta.
Nonostante il rialzo attuale, alcuni analisti ritengono che il mercato potrebbe moderarsi dopo Natale.
I raccolti abbondanti attesi in Argentina e Australia potrebbero alleviare la pressione sull’offerta globale e limitare eventuali ulteriori aumenti dei prezzi.



