domenica, 14 Aprile, 2024
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L’Ue lancia dazi sul grano russo, freno alle importazioni

La Commissione europea ha formalizzato la sua proposta di introdurre dazi maggiorati sulle importazioni di cereali, semi oleosi e prodotti agricoli derivati provenienti dalla Russia e dalla Bielorussia, tra cui grano, mais e farina di girasole.

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Le misure, preannunciate ieri dalla presidente Ursula von der Leyen, saranno oggi sul tavolo dei leader Ue.

I dazi, evidenzia il vicepresidente dell’esecutivo Ue, Valdis Dombrovskis, „renderanno le importazioni di questi prodotti commercialmente inattuabili”.

A seconda del prodotto specifico, i dazi imposti aumenteranno a 95 euro per tonnellata o avranno un valore del 50%. 

Da parte sua, von der Leyen, ha detto che i dazi sul grano russo „ridurranno la capacità della Russia di sfruttare l’Ue a vantaggio della sua macchina da guerra”. 

Le misure commerciali sono tese a „mitigare il crescente rischio per i nostri mercati e i nostri agricoltori”, spiega von der Leyen, evidenziando che l’Ue sta „raggiungendo il giusto equilibrio tra il sostegno all’economia e alle comunità agricole”.

„Allo stesso tempo, manteniamo il nostro fermo sostegno all’Ucraina” e „a preservare la sicurezza alimentare globale, soprattutto per i paesi in via di sviluppo”, aggiunge.
   

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Verso un taglio di 5 milioni di tonnellate di importazioni all’anno

Le importazioni cerealicole dell’Ue dalla Russia hanno raggiunto il record complessivo di 4 milioni di tonnellate nel 2023, pari all’1% del consumo complessivo europeo, per un valore di circa 1,3 miliardi di euro. Le misure, spiega la Commissione Ue, sono tese a „prevenire la destabilizzazione del mercato” dei Ventisette, una preoccupazioni messa in evidenza anche „dalla comunità agricola Ue”.

I dazi, viene evidenziato, contrasteranno anche la strategia del Cremlino dei sequestri illegali del grano prodotto in Ucraina, etichettato poi come „russo” ed esportato in Ue, togliendo così „un’altra importante fonte di profitto per l’economia russa e, per estensione, la macchina da guerra russa”.

L’aumento delle tariffe si applica anche alla Bielorussia „alla luce degli stretti legami politici ed economici con la Russia” e per impedire a Mosca di incanalare le merci verso l’Ue utilizzando il territorio bielorusso per eludere i dazi. Nel 2023 Minsk ha esportato 610mila tonnellate di cereali, semi oleosi e prodotti derivati verso l’Ue per un valore di 246 milioni di euro.

Nelle stime Ue, i dazi porteranno a un taglio delle importazioni di cereali dai due Paesi di quasi 5 milioni di tonnellate all’anno. La carenza di offerta „sarà parzialmente colmata dalla produzione interna dell’Ue, a beneficio degli agricoltori europei”.

Inoltre, si prevede il sostegno dei Paesi terzi che tradizionalmente riforniscono il mercato dei Ventisette, come Stati Uniti, Brasile, Ucraina, Serbia o Argentina.

Russia e Bielorussia non avranno inoltre più accesso a nessuna delle quote previste dall’Organizzazione mondiale del commercio sui cereali dell’Ue, che offrono un trattamento commerciale migliore per alcuni prodotti.

La proposta non incide tuttavia sul transito dei cereali russi e bielorussi verso i Paesi terzi, evidenzia ancora l’esecutivo comunitario, a tutela della „promozione della sicurezza alimentare a livello globale, soprattutto per i Paesi in via di sviluppo”. 

Mosca, l’esproprio dei proventi degli asset russi avrà conseguenze

Se l’Unione europea deciderà di espropriare i proventi dai capitali russi congelati in Europa per utilizzarli a favore di Kiev, ciò avrà „conseguenze molto serie per coloro che hanno preso tali decisioni e per coloro che le applicano”. Lo ha detto il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov.

„Abbiamo sentito dichiarazioni da Bruxelles – ha aggiunto Peskov, citato dall’agenzia Ria Novosti – che i proventi dai capitali non appartengono a nessuno. Questo non è vero, appartengono ai proprietari dei capitali, e pensare che non appartengono a nessuno è assurdo”. 

Fonte dell'articoloansa.it
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