martedì, 21 Maggio, 2024
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Il comparto agricolo italiano è ostaggio degli effetti dei cambiamenti climatici

L’alluvione che ha sommerso l’Emilia Romagna è solo un segno – il più evidente – di quanto i cambiamenti climatici tengano in ostaggio il comparto agricolo italiano. Quando non si tratta di fenomeni meteorologi estremi, bastano caldi prolungati e innaturali a danneggiare le colture.

„Rispetto a trent’anni fa, oggi si vendemmia anche con un mese d’anticipo”, racconta Francesco Goracci, imprenditore agricolo classe 2000 che tra la Toscana e la Puglia produce vino e olio d’oliva. Le vendemmie premature non sono un problema né logistico né economico, ma di qualità del prodotto finale „perché impediscono alla pianta di fare fotosintesi”.

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Il virus della peronospora

Le piogge intense, al contrario, possono provocare danni persino peggiori. È il caso della peronospora, patologia crittogamica più grave della vite in grado di attaccare tutti gli organi verdi della pianta, principalmente le foglie, i germogli e i grappoli. Un virus che in Molise, per citare uno degli esempi più gravi, nell’ultimo anno ha causato la perdita dell’80% della produzione d’uva.

„La peronospora – spiega Goracci – ha causato un danno di produzione alla mia azienda da 200mila euro. Un’annata così umida non si era mai vista in Puglia”.

Il principio attivo in grado di tenere a bada il virus è il rame, ma la Commissione europea ne limita l’utilizzo per chi, come Francesco, coltiva con principi bio:

„In annate così complicate il biologico diventa quasi irrazionale”.

Storia analoga a quella di Diana Lenzi, imprenditrice vitivinicola con aziende in Toscana e nelle Marche.

„In alcuni vigneti il crollo della produzione si è attestato al 90% – spiega -, mediamente al 40%”.

Lenzi racconta di sintomi visibili, lo scorso agosto, anche ad occhio nudo, con grosse bolle o buchi nelle foglie.

„I limiti all’utilizzo del rame ci fanno riporre tutte le speranze nella potatura – aggiunge – Se non riusciremo a contrastare il virus in questo modo, ce lo ritroveremo anche l’anno prossimo”.

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Il costo di passaggio a tecniche di allevamento alternative per scongiurare la comparsa dell’agente patogeno corrisponderebbe, nel suo caso, a circa il 30% del fatturato annuo.

L’insufficienza delle leve assicurative

A differenza di grandinate ed altri eventi meteorologici estremi, contro la peronospora non esiste copertura assicurativa: si ritiene che la difesa delle piante dal batterio stia alla buona gestione dell’agricoltore.

„Un assunto corretto solo in annate normali – prosegue Lenzi -, ma non con i cambiamenti climatici in atto”.

Secondo Francesco Goracci „la frequenza di eventi estremi e delle loro conseguenze richiede nuove leve assicurative”.

Della stessa idea Lenzi, secondo cui „andrebbe, da un lato, ampliato il ventaglio degli eventi coperti dalle assicurazioni, e dall’altro incentivata la sottoscrizione di più agricoltori possibile”.

Resistenze all’innovazione

Quest’ultimo aspetto si scontra con una sorta di resistenza „anagrafica” del comparto. Gran parte degli appezzamenti, in Italia, sono posseduti da over 60, poco inclini all’innovazione: in agricoltura c’è un direttore d’azienda under40 ogni sette in età pensionabile.

„Si spiega così, ad esempio – precisa Goracci – la resistenza all’utilizzo di portainnesti meno esigenti in termini d’acqua, soluzione che sarebbe un’ottima risposta al problema della siccità”.

Il clima che cambia impone cambiamenti anche agli agricoltori. Al contrario, la resistenza all’innovazione espone gli imprenditori al rischio di danni sempre più ingenti. E ogni strumento che atrofizzi le leve del progresso è un ostacolo: non a caso pochi giorni fa l’OCSE ha invitato l’Unione europea a riorientare le politiche di sovvenzione diretta della Politica Agricola Comune – pari a un terzo del bilancio dell’UE – più saldamente ai risultati.

Fonte dell'articoloeuractiv.it
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