Le esportazioni tunisine di olio d’oliva hanno generato ricavi per 4,394 miliardi di dinari, circa 1,3 miliardi di euro, nei primi otto mesi della campagna 2025-2026, da novembre alla fine di giugno.
Lo indicano gli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura tunisino (Onagri), secondo cui il valore delle vendite all’estero è aumentato del 45% rispetto ai 3,030 miliardi di dinari (meno di un miliardo di euro) registrati nello stesso periodo della precedente campagna.
I quantitativi esportati hanno raggiunto le 352 mila tonnellate, contro le 224.600 tonnellate di un anno prima, con una crescita del 56,7%.
L’olio extravergine rappresenta l’83,4% dei volumi complessivi.
Secondo la stessa fonte resta tuttavia limitata la quota di prodotto imbottigliato e commercializzato direttamente con marchi tunisini. L’86,3% dell’olio viene infatti esportato sfuso, mentre il confezionato costituisce appena il 13,7% delle quantità e il 18,2% dei ricavi, percentuali sostanzialmente stabili rispetto alla campagna precedente.
Un dato che conferma la difficoltà della filiera tunisina a trattenere nel Paese una parte maggiore del valore aggiunto legato al confezionamento e alla distribuzione.
Nel giugno scorso il prezzo medio all’esportazione è salito del 3,1% su base annua, passando da 13,26 a 13,68 dinari al chilogrammo (4,14 euro al kg). L’Unione europea assorbe il 56,8% delle esportazioni, davanti all’America settentrionale, con il 24,2%, all’Asia, con l’11,3%, e all’Africa, con il 3,9%.
La Spagna si conferma il principale acquirente, con il 32,4% dei quantitativi, seguita dall’Italia con il 19,7% e dagli Stati Uniti con il 19,4%. Le esportazioni di olio biologico hanno raggiunto 47.300 tonnellate, per un valore di 622,4 milioni di dinari (188,6 mln di euro), ma soltanto il 6% del prodotto biologico è stato esportato in forma confezionata.



